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Zara e H&M chiudono i punti vendita: il mondo dell’abbigliamento si sposta online

In Italia picco dei consumatori online che arrivano a quota due milioni; nel mondo il settore digital crescerà fino al 55% nel corso del 2020.

Che tu sia un piccolo imprenditore con il tuo marchio personale o un una multinazionale, la crisi dovuta alla pandemia ha leso tutti, senza esclusione di colpi.

Sicuramente, uno dei settori più colpiti dal lockdown mondiale è quello del fashion. I negozi rimasti chiusi durante la quarantena devono scontrarsi con la dura situazione che li ha attesi alla riapertura.

Rapporto Istat sul commercio al dettaglio Marzo 2020. Il settore dell’abbigliamento è all’ultimo posto.

Il panorama spettrale a cui ci si trova davanti è il seguente: merce invenduta e ingenti perdite economiche.

La situazione è drastica, sopratutto in Italia: stando a quanto riportato dell’Istat sul commercio al dettaglio, le vendite hanno subito una calo del 20%. Una riduzione che non si vedeva dalla crisi del 2008. Aumenterà invece la disoccupazione: si stima che mezzo milione di persone perderanno il posto di lavoro.

Rapporto Istat sul commercio al dettaglio Marzo 2020.

Ma, attenzione, qualcosa sta cambiando: c’è un settore che proprio grazie al lockdown ha raddoppiato il volume d’affari: è quello dell’e-commerce, che nei primi mesi del 2020 ha registrato una crescita esponenziale di nuovi consumatori.

Del resto, mai come durante questo periodo di quarantena, si può aver veramente compreso il potere dell’online. Anche i più diffidenti si sono adattati, scegliendo gli acquisti in rete.


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Ad oggi, in Italia, coloro che acquistano su e-commerce sono 29 milioni. Confrontando questo dato, senza andare troppo indietro nel tempo, si nota un grandissimo sviluppo positivo: basti pensare che solo 3 mesi fa, a febbraio 2020, erano a quota 27 milioni.

Numeri che sorprendono in un paese molto legato alle tradizioni. Ciò che è avvenuto si può definire un “salto evolutivo” dato dal fatto che le abitudini dei consumatori italiani si sono spostate a favore dei siti web; ciò ha sostenuto e assicurato la continuazione di molteplici attività.


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Tutti devono adeguarsi adottando cambiamenti per il proprio piano marketing. Nessuno escluso.

Zara, il colosso del fast fashion facente parte di Inditex, insieme a Bershka, Pull & Bear e Massimo Dutti, ha deciso di fronteggiare la situazione chiudendo 1200 negozi in tutto il mondo.

Il suo obiettivo è quello di incrementare le vendite dall’e-commerce, sul quale investirà in totale 2,7 miliardi di euro. Ha già ottenuto ottimi risultati: nei primi tre mesi dell’anno gli ordini online sono aumentati del 50% per arrivare registrare il 95% in più nel mese di aprile.

Anche per il competitor H&M le cose non sono andate diversamente: la diminuzione del 57% nelle vendite subita da marzo a maggio ha portato il band a chiudere alcuni negozi italiani. Di contro sono aumentate le digital richieste, arrivando al 32% in più.

Consiglio scontato, ma non per tutti: se il brand non ha e-commerce dovrà al più presto provvedere a crearne uno adatto al proprio settore; una volta superato il primo step, si dovrà puntare a dargli visibilità attraverso investimenti, per evitare di essere nuovamente colto alla sprovvista mostrando deficit nei servizi come è successo per alcuni negozi durante il lockdown.

Si tratta di un processo irreversibile, è provato: una volta adottato l’e-commerce come vetrina online del proprio negozio, non si torna più indietro.

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